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Perdizioni quotidiane di angeli in calore

C’è della polvere. Dovrei sbarazzarmene ora. Momento… momento… sennò finisce che nemmeno comincio e già non ci capiamo. E la cosa mi metterebbe a disagio come con certe stronze di donne… lasciamo stare. La polvere a cui mi riferisco è quella sul mobiletto del mio pc fisso. Anche qui, sulla tastiera, vi rendete conto? Dovrei eliminarla. Ecco, i miei occhi si sono chinati sulla tastiera… e l’hanno vista. Ora, non so a voi, ma a me la cosa mi riempie d’orrore. Non ce l’ho con la polvere in generale, per carità… ma il fatto che si trovi in misura così consistente sul mobiletto del pc di uno che si definisce scrittore e che usa proprio questo pc per scrivere… beh, la dice lunga su questo tipo. Se c’è ancora qualche genio che non l’ha capito sto parlando di me stesso. Birra, pistacchi, Mahler e sigarette arrotolate. E la musa dorme. Salvatore mi aveva chiesto una piccola nota biografica da allegare al pezzo. Salvatore è un ragazzo d’oro, pieno di serio entusiasmo e di spirito d’iniziativa. Devo a lui se adesso un po’ di questa strana magia sta tornando a fare capolino nella mia vita. Beh, anche a lui. Queste parole non si scrivono da sole, sapete. Insomma, il mio amico mi ha chiesto di curare una rubrica su questa rivista. «E che ci scrivo?» «Quello che ti pare.» «Lunghezza?» «Quanto ti pare.» Il resto potete capirlo da voi. Ha più fiducia lui in quello che scrivo di quanta non ne abbia io. Mica male per uno che ha una collezione non indifferente di lettere di rifiuto da parte di chiunque. Eh eh… Certo, questa è una free press. Ha i suoi lati positivi e negativi. Tanta libertà e niente piccioli. Eh eh… E ridiamoci su. Ecco! Senza rendermene conto sto facendo diventare la mia nota biografica il primo pezzo della mia rubrica… non è giusto, però. Sono ego- centrico, ma non fino a questo punto. Lo dico in due parole: musica e scrittura. Ah, sono nato a Roma nel ’77. Pardon… Il fatto è che, però, mi è venuta in mente anche una specie di ‘minimo comune multiplo’ fra il sottoscritto e tutti gli altri pazzi che hanno deciso di dedicarsi in qualche modo ad una qualche forma d’attività artistica… diomadonna come l’ho detto male… Non so se terrò tutto. Per ora lascio aperto il rubinetto, poi si vedrà. Ognuno si esprime in modo più o meno diverso. E quasi tutti ricevono dei rifiuti in modo più o meno uguale. La sostanza, per farla breve, è la stessa. Cioè: NO. Un bel NO. La cosa imbarazzante è che non occorre nemmeno dedicarsi ad una qualche attività artistica per incorrere in un NO, più o meno esplicito. I NO piovono dal cielo, crescono dalla terra, sono intorno a noi, dietro di noi…. e non facciamo nemmeno in tempo a voltarci che già un NO ci si è infilato su per il culo. Chi rischia, chi si mette in gioco lo sa. E chi non rischia non lo sa, e questo però non lo mette in condizione di ridere di noi… perchè chi non rischia mai, chi è sempre cauto, dovrebbe pre- occuparsi più di piangere di se stesso che di ridere di qualcun altro. Ma io non sono un filosofo, e magari ho detto una stronzata. Fatto è che se navighi lungo la costa hai, sì, dei punti di riferimento che offrono sicurezza (o l’illusione di essa), ma difficilmente scoprirai nuove terre. Beccateve questa. Ho pubblicato tre libri anni fa. Una raccolta di prose e versi, un racconto lungo e una raccolta di poesie. Tutti autoprodotti. Stavolta evito di dare titoli, perchè voglio evitare di fare pubblicità. Non a me, quella la sto già facendo… a quei figli di puttana di pseudo- editori. Gli editori che ti fanno pagare un certo numero di copie (a prezzo di copertina, n.d.a.) sono come le zecche. Incassata la grana che serve per coprire le spese si dissolvono nel nulla. Mai un accenno alle copie vendute, mai una parola d’incoraggiamento, mai un vaffanculo. Io ci sono cascato tre volte. Un po’ per ingenuità e un po’ per vanità. Intanto ti succhiano soldi e anima. Eh sì, perchè quando la tua vanità vince sulla poesia e decidi di venderti così, ti sei fottuto pure l’anima. La poesia ha vita dura, e i poeti che si vendono meritano gli editori che se li comprano. Anche se in realtà sono i poeti che pagano gli editori. Eh. Se un editore mi avesse pagato per una raccolta di poesie oggi non starei scrivendo quanto sto scrivendo. Come vedete l’anima del sottoscritto se n’è andata a puttane. Attenti a non mandarci la vostra, che non è come quando ci si va con il corpo, a puttane. Conosco la differenza… se vorrete continuare a seguire questa fantastica rivista un giorno magari vi racconterò qualche esperienza svizzera, così mi spiego più chiaramente. Per ora meglio andarci piano, non voglio approfittare della fiducia di Salvatore. Sono ancora vivo…. vediamo almeno di non peggiorare la situazione. Immagino il prossimo scambio di battute con un editore-vampiro: «Sì, ma la poesia non si vende, dobbiamo pararci il culo.» «E non vendetela. Anche io devo pararmi il culo.» Forse con un po’ di collaborazione tra autori, editori, promotori e distributori qualcosa potrebbe cominciare a muoversi. Certo, bisogna avere le palle sotto. E si torna al discorso del rischiare. Ferlinghetti ha rischiato di finire al gabbio, quando pubblicò Ginsberg. Non sto paragonando né il sottoscritto né altri a Ginsberg, sia chiaro. Ma, come sospetterete, non mi viene in mente neanche qualcuno che si possa paragonare lontanamente a Ferlinghetti… Non mollare. Se devi fare una cosa falla. Esprimiti a prescindere. Questo volevo dire. Questa è l’ unica cosa che devi sapere. Se hai qualcosa da dire dillo. Questo è lo spirito della rivista che ha messo su Salvatore. E questo spirito ha sedotto il mio. Per qualcuno la cosa sembrerà banale. Provo un pizzico d’invidia. Per me non lo è. Un mese fa, più o meno, sono andato a consegnare il mio primo romanzo dattiloscritto ad una casa editrice romana. La ragazza che lo ha ritirato ha capito immediatamente che non sapevo scrivere. E’ bastato guardar-mi. Dovrei limitarmi a spedirli, i miei dattiloscritti… Sono cose che ti buttano giù. I ‘chi me lo fa fare’ colpiscono chi ‘è meglio che non faccia’. Ogni volta che hanno colpito me ho sempre lasciato perdere. Quando la scimmia vorrà saltarti alla gola lo farà. E tu dovrai fare. Non hai scappatoie nè scuse. Ma mai spingere, mai forzare. Quello che ho scritto adesso forse non è un granchè…. ma abbiate un po’ di pazienza, ho appena ripreso… è un buon allenamento per dita e spirito, perdonatemi. Comunque mi sento più leggero, ora. E non particolarmente solo. Il blocco arriva per tutti, scrittori e pittori, musicisti e registi… è sempre in agguato. Tempo fa scrissi una cosa, una mezza poesia, che avevo intitolato il ritorno. Eccola: Riparte Brahms ed io provo a riprendere la rincorsa. Ecco che mi sento sciogliere come crema di candela. Finalmente fuori dal blocco, dalla crisi completa, dal niente da dire, dal niente da raccontare, dal sentirsi tremendamente svuotato. Ce la metteva tutta la musica per scrollarmi di dosso il senso di vuoto, un sacco di patate senza patate e mi domandavo come gli altri ci riuscissero, fregandomi da solo, viaggiando da Gide a Pasolini, da Bukowski a Rilke e mi sentivo così piccolo. – La gente non mi interessa… Tutto così impegnativo e superfluo – Sorridevo ripensando a Marche funèbre pour la mort de la terre di Laforgue. Il Blocco è sempre in agguato ed io non mi illudo di averLo domato. Ma se ancora riesco a trovarmi in sintonia, se avverto una fonte d’energia da qualche parte, allora momentaneamente, forse, posso ancora fregarLoriprovando a riprendere la rincorsa verso il cielo. Con questa vi saluto. E adesso, se permettete, mi sbarazzo della polvere… di Paolo Scafetti.

 

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